UNARAZZA

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Enrico Negro (voce), Carlo de Bei (chitarre), Luca Nagliati (basso) e Tiziano Boscolo (batteria) sono gli Unarazza, una formazione che esiste dal 1992 ma che affonda le sue radici nella scena rock di Chioggia, nei dintorni di Venezia, la città dove i ragazzi del complesso vivono. In quell'ambiente lontano dai grandi centri rock ma vivace, ricco di passione come in tanta provincia italiana, i quattro hanno sfogato fin dalla metà degli '80 i loro amori di U2, Led Zeppelin, Springsteen e comunque di musica vera, in piccoli complessi dalla vita precaria. La solita trafila, entusiasta e frustrante: le esibizioni in piccole sale per pochi appassionati, le cover "giuste" in repertorio, i primi pezzi originali, le crisi ricorrenti.

Poi, nel 1992, l'idea di mettersi insieme e di pensare a qualcosa di più solido e duraturo. Così nascono gli Unarazza, con un suono subito "molto carico e personale", come ricorda il cantante Enrico Negro. "Non abbiamo faticato a trovare la nostra musica e presto abbiamo cominciato a comporre noi i pezzi, alternando gli originali alle cover che ci stavano meglio addosso. E' andato tutto dritto: anche la scelta di scrivere praticamente da subito i testi in italiano".

Una mano importante al lancio degli Unarazza lo dà il Tag, un locale di Mestre dove il complesso è di casa e dove comincia a crescere l'entusiasmo per la loro musica. Piccoli cerchi concentrici che presto si diffondono sull'onda del "nuovo rock italiano": nel 1993 viene la prima apparizione su "Video Music", nel 1994 suonano dal vivo a Radio Due, l'anno seguente vincono due concorsi per giovani talenti come "Ritmi Globali" e "Rock Targato Italia". All'inizio del 1996, dopo tante prove e sforzi, la grande occasione di incidere per una casa importante come la CGD, avendo a disposizione un intero compact per sogni & pensieri.

"Questo nostro CD d'esordio non è un lavoro organico, non è un concept", spiega ancora Negro. "E non ha neanche un messaggio specifico e particolare. E' piuttosto una raccolta di canzoni, che da un lato descrive il nostro percorso, dal '93 a oggi, e dall'altro mette in musica le nostre storie di ogni giorno, la vita quotidiana dei ragazzi d'oggi.

Musicalmente ci sono forza, rabbia ma anche dolcezza, abbandoni. Non credo che il filo complessivo sia quello di un genere, anche se il nostro rock ha punti di contatto con l'hard e l'alternative. Io trovo soprattutto che c'è un'atmosfera: ed è quella dei posti dove viviamo e suoniamo, i posti di laguna, con il mare a due passi, l'umido che ti viene addosso, le tempeste, certe albe e tramonti molto colorati."

UNARAZZA è stato realizzato allo Studio Excalibur di Milano con la produzione artistica di Sergio Cossu, il tastierista dei Matia Bazar che i ragazzi del complesso ammirano come "una vera enciclopedia di suoni". Sono 13 canzoni con uno spettro musicale ampio, dalla furia rock più selvaggia a certe ballate con accordature aperte che rimandano alle magie sonore della West Coast. "Voli con me" è il pezzo che è stato scelto come primo 45 giri, anche se non è affatto il "riassunto del disco". "L'album è molto più vario e sottile", spiega ancora Enrico. "Ci sono canzoni come 'Gira' che sono tipici sfoghi da saletta, accendi l'amplificatore e vai, e brani più complessi, con più spessore, come 'Un sottile filo d'amore' o 'Cosa mi fa', o 'L'uomo che era morto'."

All'uscita del disco seguirà subito, a ottobre, una tournée che porterà il complesso in tutta Italia, cominciando da Reggio Calabria, Potenza, Bari, Napoli. In quattro concerti gli Unarazza suoneranno di spalla ai Nomadi, e questa è una cosa che li inorgoglisce molto. "Sarà bellissimo suonare per il pubblico dei Nomadi. Un'occasione ma anche un esempio. Ci piacerebbe un giorno avere una platea così, fatta di amici, di gente che ha fiducia in te e viene a sentirti perché sa che tu hai qualcosa da dare".


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