Premessa
La poesia di Francesco Mandrino, sostenuta da un ritmo
serrato e da una notevole densità metaforica del testo, tenta un'ardita
sintesi tra ricerca linguistica e scrittura descrittiva, puntando su allusioni ed
allegorie di grande efficacia, che lasciano nel lettore ampi margini di
interpretazione.
Costante di tante composizioni poetiche dell'Autore é la metafora della
guerra e della sofferenza, vera e propria "polemologia" che allude alla lotta per
la vita, ma viene sempre riscattata dalla tensione espressiva e da un filo di
ironia.
Prefazione
C'é una poesia di Francesco Mandrino, la numero 3 della raccolta
"Aurora" che evoca in me non già echi di battaglia medievale ma
il confuso smarrimento di chi perviene da un sonno agitato ad una sveglia
improvvisa. Un aprire gli occhi sul vuoto consci di una minaccia che incombe. Nel
sonno il sangue gorgoglia immagini convulse "lampi di lame e suoni sordi/di
corazze sfondate". Il risveglio é il cielo bianco che si avventa nello
sguardo ancor privo di cognizione "quindi l'eterna ignoranza dell'esito/dai
fori della celata l'assale/lo circonda, nella diafana nebbia/dalla luce incolore,
il silenzio".
Altre poesie immergono la febbre dell'angoscia alla zuffa di spade e di corazze
che tanto affascina Mandrino quasi che lo sguardo dietro la celata gli consenta
quello spirito attento e ironico che lo mantiene immune da condizionamenti
esterni.
La ostante alternanza di situazioni luce/buio é n gioco ambiguo che sale
dalle zone morte dell'oblio alla luce come ribellione e tradimento. La veglia
insonne come un'ostrica ha il raro dono della visione. Lo stesso discorso vale in
qualche modo anche per la seconda raccolta "Villeggianti d'inverno"
dove "La certezza é in un vicolo cieco" oppressa da un'età
di memorie e un futuro "dove i garçons/non porgono più
bigliettini".
Il castello di carte di una vita ormai spesa ondeggia verso l'ultimo povero
sfarzo mentre l'orizzonte si abbrevia, più che con rabbia, con un buffo
gesto di disappunto. La cosa che mi sembra particolarmente apprezzabile in questa
seconda parte é la lucidità di Mandrino che tratta argomenti da
sociologo con la mano ferma di un poeta chirurgo.
Andrea Venzi
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